Un importante riconoscimento ha valorizzato il lavoro degli studenti delle classi ^4LSA C e 2^TLA C dell’ISIS “A. Malignani”, nell’ambito della XXII edizione del Concorso Scuole “Tiziano Terzani 2026”, promosso dall’associazione culturale Vicino/lontano, in collaborazione con la famiglia Terzani.
Lo scorso 9 maggio, durante la cerimonia di premiazione presso il Teatro Giovanni da Udine, gli studenti della classe 2^TLA C hanno ottenuto il primo premio nella categoria “Disegni, collage, poster – Sezione Scuola secondaria di primo grado e biennio delle superiori”. Invece, gli studenti della classe 4^LSA C si sono distinti ottenendo il primo premio nella categoria “Testi – Sezione Triennio scuole secondarie di secondo grado”.
L’edizione 2026, di cui l’istituto ISIS “Arturo Malignani” è scuola capofila, ha proposto come tema una riflessione ispirata al pensiero di Tiziano Terzani, invitando a riflettere sui concetti di pace, responsabilità e disuguaglianze:
“Non potremo mai essere in pace, se gli altri sono in guerra. Non potremo mai essere felici, se gli altri non lo sono. Non potremo avere un mondo di serenità, quando c’è una metà del mondo che si preoccupa di ingrassare e l’altra che non ha da mangiare”.
Partendo da questa citazione gli studenti della 4^LSA C, accompagnati dalle prof.sse Chiara Milan e Barbara Siano, hanno presentato al concorso un elaborato dal titolo “L’illusione dell’isola felice”, riflettendo su come le parole di Terzani siano un invito per le società avanzate a supportare le comunità più povere nel raggiungimento di una condizione di pari solidarietà e dignità.
Gli studenti della 2^TLA C, guidati dalla prof.ssa Luisa Schiratti, hanno invece saputo tradurre in immagini la potenza di questo messaggio. Dalla lettura in classe del Diario di Rita Baroud, pubblicato su La Repubblica nel 2025, è nato Un sudario per Gaza, un’opera visiva che raccoglie l’SOS umanitario della giovane giornalista dalla sua Terra ferita. Ispirati alle tante immagini giunte da Gaza di sudari che avvolgono vite senza nome a cui dare voce, gli studenti hanno fatto propri i messaggi e le invocazioni di Baroud, trasformandoli in un arazzo di 2×2 metri. Un appello urgente e visivo alla fine delle guerre che insanguinano il nostro presente.
Questo successo non è solo un grande traguardo per i ragazzi premiati, ma un motivo di orgoglio per tutto il nostro istituto. Dimostra chiaramente come i giovani sappiano affrontare con maturità e sensibilità i grandi temi del nostro tempo, usando linguaggi creativi, originali e pienamente consapevoli.
L’auspicio è che i valori di collaborazione e rispetto emersi in queste riflessioni non rimangano confinati al concorso, ma aiutino i nostri studenti a crescere come cittadini consapevoli, capaci di farsi promotori di pace e di uguaglianza nella società di domani.
Congratulazioni a tutti i nostri vincitori!

L’ illusione dell’isola felice
Riflessioni sulla diseguaglianza e la ricerca di una felicità condivisa.
Quella delle diseguaglianze sociali è una tematica estremamente scomoda da analizzare, soprattutto a causa della connotazione di ingiustizia che le viene attribuita dall’etica comune odierna. La frase di Terzani offre una suggestione interessante, aggiungendo allo sdegno collettivo un senso di incoerenza e portando il dibattito su nuovi livelli.
Da sempre l’essere umano ha vissuto in comunità, venendo definito un animale sociale, volto all’empatia e all’aiuto reciproco. Tuttavia, questa concezione positiva della natura umana può essere considerata veritiera solo in gruppi ristretti; all’ampliarsi della società, infatti, tendono a crearsi fazioni che operano esclusivamente per il proprio interesse specifico. L’indifferenza nei confronti dei divari tra le diverse parti del mondo non è dunque frutto di un’innata malevolenza, ma la conseguenza della priorità data al benessere della comunità in cui si vive.
È necessario precisare che questo distacco per lo stato delle comunità a cui non si appartiene è comune a tutti i “microcosmi” e non dipende da particolari culture o costrutti sociali. Per questo è innegabile il divario tra l’agio di alcuni Paesi e l’oggettiva arretratezza di altri, frutto di percorsi storici che hanno portato a diversi gradi di sviluppo tecnologico e sociale.
Questo è il vero ostacolo alla risoluzione del problema: le dinamiche oppressive dei Paesi più avanzati vengono perpetuate per tutelare uno stato di benessere a cui è impensabile rinunciare. Tale criticità è stata accentuata dalla globalizzazione che, pur rendendo il sistema economico interconnesso, ha spesso alimentato lo sfruttamento e consolidato i rapporti di forza esistenti.
Per risolvere la questione senza alcuna rinuncia servirebbe una presa di coscienza dei popoli oppressi e un affiancamento da parte di quelli più agiati, preservando però quelle differenze arricchenti e costruttive che costituiscono l’identità di ogni popolo. Riprendendo il concetto di felicità di Terzani, vediamo come questa possa essere raggiunta pienamente solo se “condivisa”. La nostra serenità individuale, per quanto cercata, viene costantemente intaccata dalle atroci notizie che giungono ogni giorno dal resto del mondo.
Ciò accade per ragioni profonde dell’animo umano: dall’empatia al tornaconto personale, fino alla consapevolezza che la felicità autentica richiede armonia con ciò che ci circonda. Osservando la storia, si nota come ogni epoca di splendore abbia finito per trasformare la felicità in una prigione dorata per pochi eletti, gettando le basi della società in cui oggi viviamo. In definitiva, la sofferenza altrui priva il nostro benessere della sua legittimità. La felicità non sarà mai piena finché dovrà convivere con il frastuono dell’ingiustizia, restando condannata a essere una forma di resistenza psicologica o di falso appagamento, anziché una reale fioritura umana. La riflessione di Terzani deve quindi essere un invito per le società avanzate a supportare le comunità più povere nel raggiungimento di una condizione di dignità e solidarietà, che sia la medesima in ogni angolo del pianeta.